Lo stress termico delle vacche da latte e la ventilazione dinamica - TERMOTECNICA PERICOLI

Case study di Termotecnica Pericoli sulla Tenuta di Rimale, un’azienda agricola della provincia di Parma

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Lo stress termico delle vacche da latte e la ventilazione dinamica

29/04/2016

La Tenuta di Rimale è un’azienda agricola della provincia di Parma che ospita circa 260 capi di vacche da latte razza Frisona il cui latte viene principalmente destinato alla produzione del famoso Parmigiano Reggiano.
Il Conte Antonio Omati Corbellini porta avanti l’attività con il fratello Gianmaria e ci ha aperto le porte della sua azienda per una piacevole chiacchierata sulla stagione calda dietro l’angolo e all’importanza della ventilazione per limitare lo stress termico degli animali.
Il quadro generale:
In Italia e nei paesi della fascia Mediterranea in generale, la stagione estiva può essere piuttosto calda. Già in primavera, si possono tranquillamente raggiungere i 23/25°C in una qualsiasi giornata di sole.
Per i bovini in allevamento ciò si traduce in iperventilazione, mancanza di appetito, calo della produzione del latte e tutti gli altri sintomi riconducibili allo stress termico.
Durante il periodo estivo si può passare dalle 2 ore in stress termico per paesi come l’Inghilterra, alle 10 ore per Svizzera, Repubblica Ceca e nord della Francia alle 13-18 per Spagna e Italia.
Alcuni studi indicano, infatti, che durante la stagione calda si perdono mediamente dai 3 agli 8 litri di latte al giorno per vacca che, alla fine della stagione, incidono notevolmente sul bilancio dell’azienda.
La circolazione dell’aria ha senz’altro un effetto benefico in quanto accelera l’evaporazione e la dispersione di calore da parte degli animali, favorendo l’allontanamento dell’aria calda e umida presente nei ricoveri.

Lo studio del caso:
Nella Tenuta di Rimale, la grande esperienza maturata negli anni di Antonio e Gianmaria , consente di mantenere una produzione soddisfacente anche durante il periodo estivo, con una produzione media di 34 Kg di latte al giorno per vacca.
Questo può essere possibile solo attrezzando la stalla con un impianto di ventilazione appropriato che segua 4 principali fattori chiave:

  • Omogeneità: i ventilatori devono essere installati in maniera strutturata, alla giusta distanza e per tutta la superficie della stalla. Garantire la stessa ventilazione in tutto l’ambiente è fondamentale per il benessere animale e per non permettere che le vacche stazionino tutte nelle zone meglio ventilate con conseguente riduzione dei tempi di riposo che si traducono in minore produzione di latte ed aumento dell’incidenza di zoppie.
  • Inclinazione: spesso può sembrare un banale dettaglio trascurabile, ma anche l’inclinazione del ventilatore può influire sul THI. La vacca ha bisogno che l’aria le picchi addosso in maniera diretta ad una velocità consigliata di 1.1 m/sec e dalla zona mangiatoia a quella di riposo le esigenze di inclinazione dei ventilatori cambiano. Per questo motivo quando si progetta un impianto di circolazione efficiente, va tenuto conto della posizione dell’animale all’interno della struttura.
  • Prevenzione: non bisogna aspettare che il caldo tocchi picchi eccezionali per cominciare ad accendere i ventilatori. Alla Tenuta di Rimale già dai 18°C si cominciano a rinfrescare i capi in modo da prepararli gradualmente all’estate. Lo standard richiesto è di 1,1 m/s per garantire un flusso ottimale.
  • Manutenzione: attuare una manutenzione preventiva serve a garantire prestazioni sempre ottimali. La tensionatura della cinghia piuttosto che una pulizia delle reti dalla sporcizia serviranno sicuramente a far lavorare il ventilatore con le condizioni ottimali, mantenendo pressoché costanti le prestazioni negli anni.

Nelle stalle è stata scelta consapevolmente la ventilazione dinamica dove sono installati sia i circolatori d’aria EOR che i basket fan BKF. Si è voluta evitare la ventilazione a tetto perché ha dimostrato di essere poco efficace: infatti può sicuramente muovere grandi quantità d’aria, ma non riesce a raggiungere la velocità desiderata. Al contrario, si creano dei grossi coni d’aria che, anche montando più ventilatori a tetto non garantiscono un flusso e una movimentazione uniforme.

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