Gli effetti dello stress termico in avicoltura

Lo stress termico è un fenomeno che può incidere molto negativamente sulla produttività dei polli: con temperature eccessivamente calde gli effetti sugli animali sono molto evidenti tanto da aumentarne notevolmente il tasso di mortalità e riducendo il tasso di conversione. Tuttavia anche quando le temperature non toccano picchi di criticità eccessivi, ma ci si assesta sui normali valori tipici dei mesi estivi, si registrano cali nella produzione di uova così come stati di malessere generale dei volatili.
Normalmente questa tipologia di animale raggiunge i suoi picchi massimi di produttività  – e una situazione generale di benessere- con una temperatura compresa tra gli 11 e i 26°C. Con l’aumento progressivo del calore nell’ambiente e dell’umidità relativa oltre la zona termoneutra del volatile, diminuisce drasticamente la sua capacità di dispersione del calore andando così a subire il cosiddetto “stress termico”.
Gli effetti pratici conseguenti a questo fenomeno vanno a palesarsi in una serie di sintomi più o meno gravi ed evidenti: andiamo ad analizzarli insieme:

Consumo di cibo e tasso di crescita

Esiste di fatto una relazione negativa tra le alte temperature e la quantità di cibo consumata dai volatili: con l’avvento dell’estate si registra una riduzione nel consumo di energia. Questo fenomeno viene conseguentemente associato ad una riduzione nella crescita dei polli: quando vengono esposti a questo tipo di stress, tutti gli animali rispondono con una riduzione nell’assunzione di cibo. Con il progressivo calo di alimentazione, si riducono i substrati metabolici o i combustibili disponibili per il metabolismo con il risultato finale di una produzione di calore inferiore.

Produzione di uova

Alcuni studi hanno evidenziato che la produzione di uova si può ridurre anche dell’8% quando le temperature passano da 21 a 32°C. Nel caso specifico delle galline ovaiole, quando sottoposte a stress termico, si mette in moto un meccanismo fisiologico che va ad inficiare significativamente i parametri di qualità dell’uovo: da una parte si registrerà una diminuzione della dimensione stessa del prodotto e dall’altra una perdita di qualità e di resistenza, sia interna che esterna.

Fertilità

Un’altra ricerca ha evidenziato gli effetti che hanno le alte temperature (35-40°C) sulla fertilità del pollo maschio. Il volume del seme si riduce in questo caso anche del 50% rispetto al maschio tenuto stabilmente ad una temperatura di 21°C. In generale si può riscontrare una perdita di fertilità intorno al 28% sul pollo esposto a stress termico per tanto, occorre prendere le adeguate precauzioni per proteggere gli animali soprattutto durante il cruciale periodo della riproduzione.

Qualità della carcassa

Una lunga esposizione a stress termico (33°C) può provocare una deteriorazione della pelle dell’animale durante il processo di spiumaggio. Inoltre potrebbero insorgere altre tipologie di problematiche come la ritenzione di sangue nella carcassa del volatile, rigidezza muscolare ed una pigmentazione scura della carne dovuta all’esposizione ad alte temperature prima del macello.
Queste dinamiche avvengono più frequentemente nei volatili femmina rispetto ai maschi ed è per questo che possiamo spiegare perché moltissime volte la carne derivata dalle femmine ha una qualità inferiore durante i mesi caldi dell’anno.
Inoltre, lo stress termico può inficiare negativamente la qualità della carne: l’esposizione al calore della stessa mette in atto cambiamenti fisici che vanno ad intaccare le proteine e i grassi del prodotto e, di conseguenza, il suo valore nutrizionale.

Esistono però una serie di metodi attraverso i quali lo stress termico può essere contrastato efficacemente. In generale, un obiettivo di questo tipo si può raggiungere procurandosi attrezzature adeguate, praticando un’alimentazione corretta e con una somministrazione abbondante di acqua.
Sicuramente la movimentazione dell’aria è una delle soluzioni più efficaci per rinfrescare il capannone durante il periodo caldo: il flusso di aria permette di eliminare il calore eccessivo dall’animale producendo una sensazione di fresco (detto anche “effetto windchill”), ma anche per garantire il giusto approvvigionamento di ossigeno ed eliminare sostanze metaboliche come umidità, ammoniaca e diossido di carbonio.

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